10- Bollettino medico di Tommy 31 marzo

Oggi ci hanno detto che (forse) mercoledì Tommy tornerà a casa. Ancora qualche passaggio dall’infettivologo, qualche esame, la risonanza spostata più avanti nel tempo. E’ stato un sollievo, finalmente si torna alla vita abituale. E’ stato anche un dispiacere, non ero stato mai tanti giorni a contatto con Tommy senza che nessuno interferisse. Tommy per me equivale a un tranquillante, anche se la sua esistenza è fonte di preoccupazioni costanti. Difficile spiegarmi, lo immagino. Mi rendo pure conto che non è facile pensare che stare in ospedale sia preferibile alla propria abitazione. Però si pensi che qui almeno ho la certezza che Tommy sia monitorato e assistito costantemente, nulla può accadergli senza che ci sia uno specialista pronto a intervenire, dopo quello che abbiamo passato è comprensibile. Nulla atterrisce più del senso di impotenza di fronte alle sofferenze di un figlio che ha difficoltà di comunicarti quello che sente. Se Tommy avesso potuto dirci che da qualche giorno provava malessere, oppressione al petto, difficoltà di respiro, nausea di stomaco, dolori di testa, che so qualsiasi cosa potesse far presagire un malessere, magari lo avremmo fatto visitare. Invece sembrava solo più nervoso del solito, a tratti nemmeno sempre. I più un po’ allucinato nello sguardo, ma non tanto da farci caso.
Seconda cosa: non sono stato mai alleggerito dai quotidiani impegni come in questo periodo. Nessuno osava cercarmi, chiedermi cose, pormi dei problemi. Il sacro rispetto per “l’eroico padre” mi ha regalato leggerezza e concentrazione per occuparmi di Tommy. Devo imparare a usare più spesso l’escamotage che devo pensare a mio figlio come priorità assoluta e che ogni alto impegno viene dopo. Non sarebbe una paraculata, in effetti le cose stanno proprio così. Mi sono speso troppo in impegni superflui e relazioni inutili.
Mi dispiace anche di interrompere questa quotidiana riflessione, mi faceva sentire vicino tanta gente, soprattutto sconosciuta. Magari non li chiamerò più bollettini medici, meglio “bollettini di guerra” , forse però non è un argomento da poterci scherzare, soprattutto in questi giorni.
Finalmente un 2 aprile in cui posso dire: “scusatemi ho da fare”
Non è un caso che Tommy torni a casa proprio il 2 aprile. La giornata mondiale sulla consapevolezza dell’autismo è negli ultimi anni stata per me non proprio gradevole. Quest’anno sarò impegnato nella trasferta a casa, nemmeno farò la mia diuretta penso. Mi ero anche stufato di fare il solito bastian contrario che dice che è una giornata costruita sull’ipocrisia e il lavacro delle coscienze. Si accendono due lampadine blu, ci si fa la foto con l’autistico coccoloso, si danno le medaglie agli eroici genitori, agli indefessi rappresentanti elle associazioni. Passaggi tv, articoletti, agenzie lette in fretta. Il giornon dopo tutto ricomincia come prima. Basta anche quindi con il sostenere questo, qualcuno quel giorno avrà possibilità di parlare quando è ammutolito per il resto dell’anno, per qualcuno sarà una festa, qualche collega sarà sinceramente impegnato a dare un suo contributo. Ben venga pure il due aprile, come la befana, il ferragosto, la festa della Repubblica, i santi e i morti. Meglio sempre di niente. Nel link qui sotto i miei 2 aprile degli ultimi 7/8 anni, forse anche più…..
TUTTI I MIEI 2 APRILE PASSATI!
Ora concentriamoci sul 4 aprile….
Il 4 aprile presenteremo in anteprima assoluta il libro di Tommy a Palazzo Merulana mi sanguinava il cuore al pensiero che avrei dovuto rinunciare a questo appuntamento, tra gli amici più cari e in uno dei posti più belli e accoglienti che mai si sia aperto per Tommy. Invece . se il diavolo non ci mette la coda, ci saremo e ci sarà anche Tommy. Dovrò proteggerlo cercherà di fare in modo che per lui non sia traumatico o non lo innervosisca. Non posso negargli il piacere di vedersi salutato (a un po’ di distanza se possibile) da persone che gli vogliono veramente bene. Presenteremo il nostro libro con la Direttrice Paola Centanni, Tommy disegnerà sul suo tablet mentre noi parliamo, firmerà le copie. Insomma non mi pare ancora vero che potremmo farlo. Invito già da ora a venire tutti, sarà una bella occasione per dire che per ora almeno la tristezza è evaporata.
INVITO PER TUTTI!

Riflessione mia dopo tanti bollettini
Mi trovo da una settimana a fare il cronista del ricovero di mio figlio. Tutto è iniziato una sera in cui l’ambulanza si è fermata davanti al portone di casa mia. Mi sono accorto cosa si provi a sentire quella sirena spiegata dall’interno, costante, senza che gradualmente il suo ululato si perda lungo le strade.
Entrare di notte in un pronto soccorso come codice rosso è un evento drammatico, ci permette di allentare le briglie rispetto i percorsi usuali del quotidiano, ci precipita in dimensioni del vivere altrui che non ci saremmo mai aspettati di condividere, spalancandoci fessure lungo le mura del nostro vivere di cui non ci saremmo mai accorti.Adesso mi si dirà che ho scoperto l’acqua calda, una notte al pronto soccorso, e poi giorni ad aspettare l’ora di visita nel reparto rianimazione, fa parte del vissuto di un’infinità di persone, nulla che conduca alla trascendenza, solo dolore, paura, sangue, pannoloni, cateteri, respiratori e gente che singhiozza davanti a un macchinario in cui è intubato uno sconosciuto. È vero lo abbiamo visto per mesi in tv ai tempi del Covid, molti ci sono passati e non ne hanno costruito un’epica come sto facendo io, pubblicando nei miei social puntuali bollettini medici, con una presunzione detestabile, quasi mio figlio fosse il Papa.
Eppure devo ammettere che il vero degente di quei bollettini mi sento di essere io, più di colui di cui racconto il decorso clinico. Pensavo che quaranta anni di mestiere mi avessero insegnato quasi tutto dell’ondivago sentire la prossimità dei miei simili. Non avevo invece mai avuto un’esperienza così intensa del dolore altrui. Essere attraversati dalla sofferenza di un figlio è scontato, come da qualsiasi evento funesto che coinvolge chi ci è caro. Accorgersi della signora anziana sola sulla barella, accanto a quella che stai vegliando, è invece qualcosa di inaspettato. Sentire il bisogno di dare una carezza a quel viso immobile con la bocca aperta è un impulso che non mi sarei mai aspettato. Davanti a me avevo un figlio che quasi non respirava più, sconquassato dalle convulsioni. Avrei voluto scambiarmi con lui e cercavo di tenergli la mascherina dell’ossigeno vicino alla bocca, per aiutarlo mentre si divincolava. Con la coda dell’occhio però seguivo anche la piccola pozza di sangue sul pavimento, che si allargava sotto la lettiga di quella signora che forse stava spirando. (L’ho scritto ieri nella mia rubrica de Lo Specchio de la Stampa. )
I PRECEDENTI BOLLETTINI MEDICI DI TOMMY