AUTISMO E POESIA

È possibile associare la parola autismo a poesia? Esistono i poeti neurodivergenti o sono deviazioni dalla norma, difficili da immaginare? Forse ragionando sulla straordinaria ricchezza della normalità, sulle innumerevoli varianti che hanno reso possibile all’uomo di arrivare al terzo millennio, riusciremo a non catalogare le persone autistiche come esclusivamente analitiche, incapaci di esprimere le emozioni con il linguaggio dell’arte in ogni suo aspetto. Nel 1988 c’era il bisogno di eliminare la paura generata dalla neurodiversità, intesa proprio come le infinite variazioni umane di pensiero e comportamento, e il film “Rain man” ha permesso di alleggerire la generale difficoltà relazionale con il ritratto di Raymond Babbit, una sorta di calcolatore umano, insinuando il concetto che nessun essere umano è inutile, ognuno può trovare la giusta collocazione. In quello stesso anno venne pubblicato “Dam-Burst of Dream”, una raccolta di poesie, lettere, appunti, di Christopher Nolan (1965 – 2009) scrittore irlandese, muto e tetraplegico alla nascita.
E tu?
I pazzi non nominano mai la pazzia,
falsamente le nebulose della normalità s’aprono un varco,
uomini che ruminano su fragile erba appassita,
donne che scuotono la testa, addormentate e cauterizzate,
e dicono: io non ci credo, e tu? (traduzione in lingua italiana di Elena Skall)
È probabilmente il mutismo l’elemento che risulta dissonante con la scrittura soprattutto in presenza di stereotipie che complicano e ostacolano la relazione.
Hannah Emerson, poetessa autistica non verbale, ha pubblicato “The kissing of kissing”, una raccolta di poesie nelle quali proprio ciò che viene considerato un limite ne rappresenta il punto di forza. Per stimming o stereotipia si intende un comportamento ripetitivo che può essere una parola ripetuta all’infinito, il battere delle mani, il dondolarsi, contrarre e rilassare un muscolo etc. usati allo scopo di gestire l’ansia e le emozioni correlate con il cambio della routine. Lo stimming avviene sia come esperienza passiva che attiva; a volta viene fatto inconsciamente, ma spesso non lo è. Paradossalmente nella ripetizione c’è variazione, aspetto che una persona autistica conosce molto bene e che spiega la canzone, oppure la scena di un film ripetuti decine di volte ogni giorno.
[…] Try to go to the great
great great fire that you
created because you
become the light
that the fire makes
inside of you
yes yes – please
try to kiss yourself
for going there
yes yes – please
get that you are
reborn there
yes yes – please
begin your day [1]
L’elemento caratterizzante la poetica di Hannah Emerson è proprio la ripetizione di una parola, di solito yes, che rappresenta, come meglio non si potrebbe, l’affermazione del suo essere nella globalità di corpo e mente, è la sua firma autografa.
Chris Martin, poeta e insegnante neurodivergente, afferma che la poesia “fa appello ai sensi autistici in modi che la prosa e la conversazione non riescono a fare”. I processi mentali, che sembrano non avere una loro armonia generante bellezza, trovano nella poesia il canale migliore per manifestarsi. I neologismi, le allitterazioni, i lipogrammi sono aspetti ideativi importanti quando si parla di composizione letteraria nella quale viene ad essere sfruttata la capacità evocativa delle parole e della loro costruzione.
L’incontro con la poesia non è privo di luci ed ombre. Il linguaggio figurato è un codice intrigato, che una persona neurodivergente trova difficile da decifrare, ma con il tempo può diventare uno strumento di comunicazione inestimabile. La poesia è un posto dove riflettere, esprimersi, semplicemente essere senza aver bisogno di fingere. Ed essere veri, senza esclusione e pregiudizi di rimando, è quanto ogni persona si augura per essere felice.
[1] Un passo tratto da “Center of the Universe” di Hannah Emerson

Gabriella La Rovere