Buco Nero

Non c’è festa per il bambino autistico…Per l’adulto invece si?

Giorni fa è circolata una nuova storia di piccoli autistici e compleanni solitari che, partendo dall’ ANSA, ha avuto qualche ripresa sui giornali. Ne ho scritto anche io su LA STAMPA, pur senza sottolinearne il rango di notizia. E’ spesso successo in passato, a volte anche in circostanze controverse. In questo caso l’appello della madre ha per lo meno convogliato un bel po’ di persone al compleanno del suo bambino, che altrimenti sarebbe stato solitario. In generale le buone intenzioni sarebbero immagino quelle di richiamare attenzione su un problema sociale. Può essere, resto però molto scettico che possa cambiare qualcosa.



Una mamma di Padova lancia su Facebook un invito, aperto a tutti, per la festa di compleanno del figlio autistico. Il bambino ha 10 anni e per lui, come quasi sempre accade, non avere amici è la regola. L’invito è stato scritto dalla madre come fosse lui a parlare in prima persona: “Io non ho molti amici perché sono un bambino autistico e non sono molto popolare fra gli altri bambini, la mamma ha provato a chiedere anche ai bambini del parco ma non è sicuro che possano esserci.”

In molti a Padova sono stati colpiti dall’annuncio, hanno scritto alla madre e il bambino, per questa volta, non si sarà sentito solo. I suoi compagni di classe erano stati invitati, pare però che avessero tutti degli impegni.

La scuola però non era sotto accusa, paradossalmente per quella famiglia l’essersi trasferita nel quartiere Arcella, tra i più popolari e multietnici della città, era stato un vantaggio per il loro figliolo. In una classe dove si parlano 12 lingue e ognuno a modo suo si sentiva un bambino “speciale”, anche quell’autistico non era visto come un marziano, come purtroppo è accaduto ai tempi della scuola materna, quando le sue feste di compleanno erano disertate in massa.

Potremmo chiudere quindi con un lieto fine, con la speranza che in una futura società multiculturale ci sarà più spazio anche per i nostri figli dai “cervelli ribelli”.

Mi piacerebbe poterlo pensare, ma non ci riesco. Per questo mi scuso in partenza. Questa mamma, molto intraprendente, è riuscita a bucare il sistema dei media. E’ stata bravissima a fare si che, per una volta in meno, il suo bambino dovesse subire la frustrazione di sentirsi escluso dai suoi coetanei. Auguro tutta la possibile felicità a questo ragazzo ma non posso impedirmi di pensare quale sarà la sua speranza di socialità, tra dieci anni, tra venti, tra trenta. Non potrà sempre esserci una mamma che suona l’allarme e induce le persone a considerare suo figlio un essere umano, portatore di diritti come tutti. Diritti tra i quali c’è quello intangibile di avere un posto dignitoso nel contesto sociale in cui si vive.

Nessuna istituzione pubblica può sentirsi con la coscienza in pace, limitandosi solo ad applaudire i genitori che combattono ogni giorno una battaglia disperata per la felicità possibile di un figlio neuro divergente. I genitori fatalmente invecchiano e verrà un giorno che non ce la faranno più di farsi paladini della fragilità dei loro figli, che nel caso dell’autismo è una fragilità spesso totale, ma difficile a essere colta in un colpo d’occhio.

Manca una battaglia culturale “pubblica” sulla neuro divergenza. Mentre scrivo sono ancora mortificato per una disputa avvenuta a una fila del supermercato, dove una folla sosteneva che fossi passato davanti con il carrello che spingeva mio figlio. Fa parte del mio quotidiano, mi scivola addosso, però mi ha colpito la risposta di una signora alla quale cercavo di spiegare che quel ragazzone che, forse, le era passato davanti era una persona disabile. “Ognuno ha i suoi problemi, chieda scusa agli altri a cui è passato avanti.”  Mi sforzo di immaginare il suo punto di vista e non mi sento di attribuirle una colpa, aveva un carrello strapieno, una bambina piccola, giustamente che le poteva importare dello stato di mio figlio? A questo aggiungo quello che mi ha detto una madre “collega” di carico perenne di un figlio autistico adulto: “Ti rendi conto che persino di fronte a migliaia di bambini ammazzati in guerra non c’è una commozione unanime, chi vuoi che ancora possa ancora prendere a cuore il destino dei nostri figli autistici?”.

È proprio così, continueremo a essere noi gli unici amici dei nostri figli pazzerelli, i loro maestri dell’arte di sopravvivere nell’indifferenza del prossimo, le loro sentinelle per impedire che qualcuno li rinchiuda, perché così almeno rappresenteranno un profitto per chi li terrà in vita. L’unica illusione plausibile che ancora coltiviamo è quella che, fino a che noi saremo vivi, per loro ci sarà sempre una festa.

Gianluca Nicoletti

Giornalista, scrittore e voce della radio nazionale italiana. E' presidente della "Fondazione Cervelli Ribelll" attraverso cui realizza progetti legati alla neuro divergenza. E' padre di Tommy, giovane artista autistico su cui ha scritto 3 libri e realizzato due film.

Lascia un commento

Pulsante per tornare all'inizio