Buco Nero

Presto il catalogo per far nascere bambini perfetti


Nella Silicon Valley si lavora per creare esseri umani geneticamente modificati. È una storia antica; chiunque lambisca la vertigine dell’onnipotenza, non resiste alla tentazione di produrre la stirpe dei perfetti. Tutto sembra essere partito da una startup di San Francisco, sostenuta da uomini dalla ricchezza pantagruelica come Sam Altman, amministratore delegato di Open Ai, e il Ceo di Coinbase Brian Armstrong, colosso delle criptovalute.

 Il progetto, chiamato “Preventive “, è iniziato a maggio in totale segretezza, fino a che ieri il Wall Street Journal ha dato in prima pagina la notizia della sua esistenza e delle finalità che persegue.  Da quello che trapela nell’articolo l’apparente scopo dell’operazione è fare nascere un bambino da un embrione modificato, per prevenire una malattia ereditaria. Oltre la promessa di trasparenza c’è però il sospetto, da parte della comunità scientifica, che il fine ultimo vada ben oltre alla sola prevenzione di malattie genetiche ereditabili. Sembrerebbe che lo scopo non secondario della startup sarebbe quello di selezionare gli embrioni, attraverso strumenti capaci di individuare quelli che hanno un potenziale intellettivo più alto, permettendo anche di selezionare alcune caratteristiche come l’altezza, lo spessore delle ossa, il colore degli occhi.

In questo caso non ci sarebbe dubbio che starebbe prendendo forma un nuovo e farneticante business, finalizzato alla creazione del kit per ottenere un figlio “a la carte”, esattamente come i genitori lo possono allucinare nel loro delirio di perfezione. Sarebbero molte le startup che hanno annusato l’affare e stanno facendo poderosi investimenti, sulla scia di una precisa richiesta di soluzioni eugenetiche per far coincidere la prole alle proprie aspirazioni. Mi viene da immaginare quasi la risposta tecnologica alle tante credenze popolari che in passato prescrivevano piccoli rituali, particolari cibi o bevande, accessori da indossare, immagini da tenere sul comodino, che regalavano l’illusione di poter determinare le caratteristiche di un figlio.

Oggi, in quella che una volta era considerata la fabbrica dell’immateriale, in cui si progettava la realtà impalpabile del mondo digitalizzato, gli obiettivi sembrerebbero radicalmente mutati: il mercato chiede la riprogettazione concreta di un’umanità omologata su un principio di perfezione. Su questo si lavora, per chi naturalmente può permetterselo. Al momento la manipolazione dei geni negli embrioni umani per creare bambini “modificati” è al bando, sia negli Stati Uniti come in Europa, nonostante questo il WSJ ci informa che c’è chi sta comunque lavorando sull’editing degli embrioni, come pure che si stiano vendendo strumenti di screening genetico. Sono risorse tecnologiche che dovrebbero aiutare a selezionare i nascituri, in ragione di quanto è noto dell’influenza di determinati geni nella definizione di alcuni tratti fisici e psichici, il più possibile vicini alle aspettative genitoriali.

Non si pensi a un futuro distopico lontano dall’attualità. In Italia abbiamo avuto un assaggio di cosa stia generando tutto questo già nella realtà contemporanea. A marzo nel programma di Raitre “In Mezz’ora” abbiamo potuto seguire la surreale intervista agli inquietanti coniugi Collins, ex imprenditori della Silicon Valley e oggi a capo del movimento “Pronatalist.org”, che vede in Elon Musk un modello. I due con la faccia da ragazzini, entrambi con occhiali finti per sembrare più intelligenti, si proponevano il ripopolamento della terra con una personalissima battaglia al crollo demografico. La loro soluzione sarebbe, in sintesi, una stirpe perfetta e adeguata a prevalere. Il loro “metodo” consisteva nel mettere al mondo, con cadenza programmata, bambini geneticamente selezionati. Avevano quattro figli piccoli, ottenuti attraverso la fecondazione in vitro e che avevano fatto nascere ogni nove mesi dopo ogni gravidanza. Di ognuno elencavano le particolarità caratteriali, le predisposizioni, il quoziente intellettivo, la resistenza a determinate malattie. I Collins, che parlavano come automi sorridenti, allora mi sembravano solamente un caso di delirio isolato, alla luce di quanto ora sappiamo mi sembra più plausibile pensarli i precursori di una nuova antropologia.

Ci spaventa? Pensiamo che mai vedremo offrirci un “catalogo” per assemblare un figlio, esattamente come oggi possiamo personalizzare un’automobile, una maglietta, un qualsiasi gadget? S’immagini quanto avrebbe destato incredulità nei nostri genitori, solo una trentina di anni fa, l’idea che con un telefono in tasca sarebbe stato possibile vedere il mondo ed essere visti da tutto il mondo. L’evoluzione umana potrebbe avere la sua fase di più veloce e incontrollata accelerazione, ancora una volta, per idee nate e coltivate sempre nella stessa valle al nord della California. (LA STAMPA 11/11/2025)


Gianluca Nicoletti

Giornalista, scrittore e voce della radio nazionale italiana. E' presidente della "Fondazione Cervelli Ribelll" attraverso cui realizza progetti legati alla neuro divergenza. E' padre di Tommy, giovane artista autistico su cui ha scritto 3 libri e realizzato due film.

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