Il matematico George Boole era autistico?

La maggiore conoscenza dell’autismo come uno degli aspetti della neurodiversità ha portato allo studio e all’analisi delle biografie di scrittori, pittori, scienziati, filosofi, politici azzardando spesso diagnosi sensazionali paragonabili agli scoop di certe riviste di gossip. Recentemente è ricomparso il nome di George Boole (1815 – 1864), non tanto per il grande contributo che ha dato alla matematica ma perché era, molto probabilmente, autistico. Personalmente trovo temerarie certe conclusioni se non sostenute da relazioni cliniche effettuate al tempo, da autobiografie o biografie autorizzate, da epistolari, dalle memorie di chi ne ha condiviso la vita .
Nel 2014 venne pubblicato un libro scritto dal prof. Desmond MacHale – The life and work of George Boole – considerato il suo biografo principale, nel quale emergono episodi particolari che vale la pena raccontare.
George nacque il 2 novembre 1815 a Lincoln nel Regno Unito. Era un bambino particolarmente intelligente che amava studiare, conoscere, approfondire. George era così concentrato a ricevere istruzioni matematiche da suo padre che a volte diventava quasi completamente inconsapevole di ciò che lo circondava e della presenza degli altri[1]. Insieme a suo padre, costruì macchine fotografiche, caleidoscopi, microscopi e persino una primitiva macchina calcolatrice. La madre, al contrario, per il suo carattere dolce, fu importante nel dargli una stabilità emotiva.
George era estremamente curioso ed aveva una grande voglia di sapere. Divenne un linguista e acquisì una notevole conoscenza grammaticale e lessicografica delle lingue antiche dimostrando fin da giovane un talento eccezionale nella traduzione.
Per sostenere economicamente la sua famiglia, all’età di 19 anni divenne insegnante e fondò una propria scuola vicino alla chiesa di St Swithin. Quattro anni dopo si trasferì a Waddington e nel 1840 ritornò a Lincoln aprendo una seconda scuola. Nel 1844 ottenne la Medaglia d’Oro dalla Royal Society.

A 40 anni si sposò con Mary Everest, anche lei matematica, nipote di Sir George Everest, geografo e cartografo, che diede il nome alla montagna. Dal matrimonio nacquero cinque figlie: Mary Ellen (poetessa e matematica), Margaret (l’unica a non intraprendere alcuna carriera in ambito scientifico), Alicia (riconosciuta a livello internazionale per la sua profonda intuizione spaziale), Lucy (chimica, prima donna ad essere nominata membro della Royal Society of Chemistry) e Ethel Lilian (musicista).
Come già negli aneddoti biografici di Beckett e Wittgeinstein, George era un pessimo insegnante: ossessionato dai dettagli, spesso immerso nei suoi ragionamenti. Un giorno, fu visto camminare avanti e indietro davanti alla lavagna, assorto nei suoi pensieri. Gli studenti entravano, rimanevano in silenzio per non disturbarlo e dopo un po’ se ne andavano. Quando tornò a casa, raccontò alla moglie che aveva avuto lezione quel giorno, ma nessuno degli studenti si era presentato.
Un matematico che non è un po’ un poeta non sarà mai un matematico perfetto (Karl Weierstrass) A Boole piaceva la poesia metafisica e i versi rigidi e altamente strutturati. Sua moglie affermò che nella prima fase della scrittura sembrava indugiare, lavorare un po’… si immergeva sempre di più, incurante di ciò che lo circondava e perdeva la consapevolezza della distinzione tra gli individui. In pratica, viveva dentro una bolla creativa totale. Inoltre, proprio come Newton, mangiava pochissimo quando era impegnato a studiare. Il processo creativo di Boole era in parte fisico e riportava alla mente gli ultimi atti di una gravidanza. Come una donna che dopo il parto attraversa un periodo di disagio o di lieve depressione, lui soffriva della stessa cosa dopo aver completato un’opera di matematica.
Il 24 novembre 1864, mentre si recava all’università, venne colto da un temporale improvviso. Arrivato a destinazione, tenne la lezione con addosso i vestiti bagnati. Il raffreddore degenerò in polmonite sia perché non era di robusta costituzione, sia perché la moglie, sostenitrice dell’omeopatia, lo sottopose a ripetuti lavaggi con acqua fredda. Si spense l’8 dicembre 1864, a soli 49 anni.
[1] MacHale D., (2014): The life and work of George Boole. A prelude to the digital age. Cork: Cork University press
Gabriella La Rovere

