Quando lo scienziato si dice frainteso

Alcune espressioni, quali cervello maschile e cervello femminile, non sono più utili oggi. La storia della neurodivergenza si arricchisce anche di questa ultima precisazione. A parlarne è Simon Baron-Cohen, professore di psicologia e psichiatria all’Università di Cambridge, voce autorevole nell’autismo. A distanza di anni ha affermato che quanto da lui detto, e cioè che le persone autistiche manchino di empatia e siano portate alla sistematizzazione, sia stato frainteso. In pratica, tutto quello che lui ha pubblicato in più di vent’anni non è stato da noi compreso nella sua interezza e forse anche nelle sfumature semantiche.
In un articolo del 2003 Baron-Cohen affermò che la teoria del cervello maschile estremo era un’estensione della teoria dell’empatia-sistematizzazione che proponeva che le femmine avessero, in media, una tendenza all’empatia, mentre i maschi tendevano ad una sistematizzazione, cioè ad analizzare e costruire sistemi basati su regole. E allora? Quale è la novità? Domande più che lecite, senza alcun dubbio. Due anni dopo affermò che le caratteristiche dello sviluppo neurologico nell’autismo erano un’esagerazione delle tipiche differenze di genere nello sviluppo cerebrale dovuto all’azione degli androgeni fetali. Analisi e valutazioni che sono stati pubblicati su riviste scientifiche prestigiose e che hanno contribuito al suo successo internazionale.
A distanza di vent’anni è possibile che aspetti della neurodivergenza abbiano una diversa spiegazione perché la conoscenza evolve e questo non dovrebbe togliere niente alla competenza se si basa su valori scientifici incontrovertibili. Le dissertazioni fanno parte della dialettica e possono aiutare il metodo scientifico, ma non devono essere considerate fondamentali. Ripenso alla teoria della “mamma frigorifero” che ha dominato la scena accademica mondiale fino al 1987 generando danni devastanti all’interno della famiglia e della coppia e privando il soggetto autistico di vere strategie volte a favorire l’apprendimento, le competenze e l’inserimento nella società.
Non si può parlare di fraintendimento quando le teorie postulate sono state pubblicate su riviste, dopo essere passate al vaglio di un board scientifico che le ha corrette se necessario, e poi nuovamente rinviate all’autore per un attento controllo prima della stampa. Nessuno ha travisato, ciò che è stato detto più di vent’anni fa è parte della storia della medicina. Arrivare a quel livello significa anche essere sottoposti alla critica del tempo.
Gabriella La Rovere


