Con la Barbie Autistica tutti più felici

Ho aspettato qualche giorno per lasciare anche qui un commento sulla Barbie autistica. Forse sono stato il primo a dire che l’iniziativa era come minimo imbarazzante, al diffondersi della notizia del suo lancio sul mercato era subito scattata la folla degli entusiasti… “Come è autistica! Come è inclusiva…Ora i bambini potranno giocarci e imparare a conoscere l’autismo…”. Poi finalmente qualcuno, che con gli autistici ha a che fare dalla mattina alla sera, ha cominciato a smontare questa ennesima trappola emotiva, che spaccia per desiderio di collaborare alla diffusione di cultura e civiltà sulle persone fragili quelle che sono solo tristissime iniziative di marketing. Così, tanto per dire che si è dalla parte dei buoni, che si fa qualcosa per i disabili e roba simile.
Non mi basta sapere che dietro a questo progetto c’è una grande associazione americana che difende i diritti delle persone autistiche, dai video promozionali vedo solo una madre che si esalta di aver realizzato il giocattolo ideale per la propria bambina autistica. Sai che allegria aver realizzato un’orribile bambolina sorridente con un pagliaccetto che sembra il pigiama di un lager e con in mano una trottola e un tablet. Non devo spiegare perché il mondo di Barbie in generale nulla ha a che spartire con le battaglie quotidiane che ognuno noi fa per permettere nei limiti del possibile una vita dignitosa ai nostri figli.
Siccome non mi va di ripetermi su questo tema, che mi sembra trasudare ipocrisia e squallore comunque lo si affronti, riporto l’intervista che mi fece la brava collega Linda Varlese dell’ Huffington Post , la prima che ha avuto coraggio di contraddire il flusso di melassa rosa che aveva avvolto l’intangibile Barbie autistica.
“La Barbie autistica è scorrettissima, al limite della sconcezza”

L’operazione della Mattel di lanciare una Barbie autistica per celebrare la diversità e agevolare l’inclusione è secondo Gianluca Nicoletti, giornalista e scrittore, padre di Tommy, ragazzo autistico,”un’operazione scorrettissima, che edulcora la realtà e allo stesso tempo congela gli stereotipi”. La celebre bambola, rappresentata con gli occhi leggermente spostati di lato per evitare il contatto visivo diretto, ma anche con gomiti e polsi articolati che, nelle intenzioni del produttore e delle associazioni no profit statunitensi che hanno partecipato al progetto, dovrebbero riprodurre i gesti che alcune persone autistiche utilizzano per elaborare le informazioni sensoriali e ancora con tablet in mano e cuffie antirumore, è una “cosa ridicola e al limite della sconcezza”, dice a HuffPost Nicoletti. “L’autismo racchiude in sé tutta una serie di modalità visibili e non visibili, molte anche molto dolorose e fortemente penalizzanti. Il primo problema dell’autistico è quello della relazione. Barbie è l’antitesi di tutto questo. Che questa iniziativa, poi, parta da queste associazioni americane in nome del politicamente corretto è insultante”.
Perché?
Perché rappresentare l’autismo attraverso questa pupattola con gli occhi strabici, con il tablet in mano e la trottolina nell’altra per insegnarlo ai bambini, mi sembra assolutamente ridicolo. L’autismo non si insegna attraverso Barbie. Barbie in sé è già una disabile strutturalmente, innanzitutto perché non sta in piedi. Poi è una con fortissimi problemi di relazione perché basa le sue relazioni soltanto sul fashion, sugli accessori, sulla frivolezza e sull’esteriorità. Terzo ha un radicale handicap rispetto al mondo che la circonda, perché è rappresentata senza organo sessuale. Già in sé presenta una fortissima disabilità strutturale: forzare questa immagine, già di per sé irreale, in ossequio al voler stare sempre dalla parte dei buoni cercando di rappresentare realtà umane che includono dolore, sofferenza, emarginazione, non mi pare corretto, anzi lo trovo stupido e crudele. I produttori credono che la Barbie autistica possa aiutare ad incentivare l’inclusione. Rappresenta un modello finto di disabilità, Un modello fashion carino, divertente, simpatico con il vestito largo e la trottolina in mano. Un’immagine di felicità, un’ilare divertente rappresentazione in cui tutti gli aspetti problematici legati alla disabilità scompaiono. L’inclusione deve passare dalla quotidianità della vita reale.
I produttori credono che la Barbie autistica possa aiutare ad incentivare l’inclusione.
Rappresenta un modello finto di disabilità, Un modello fashion carino, divertente, simpatico con ilvestito largo e la trottolina in mano. Un’immagine di felicità, un’ilare divertente rappresentazione in cui tutti gli aspetti problematici legati alla disabilità scompaiono. L’inclusione deve passare dallaquotidianità della vita reale.
Ci spieghi meglio.
Tutto parte dall’accettazione di alcuni problemi che hanno le persone. Non sono belle e sorridenti tutte le persone autistiche, assolutamente. Il sorriso è la cosa più difficile che abbia una personaautistica. Vive nella difficoltà di interpretare quelli che sono gli atteggiamenti degli altri, adesempio. Se poi le madri di quest’associazione americana vogliono far vedere quanto è bello, quanto è simpatico e quanto è carino essere autistici, lo facciano pure, ma non è la realtà. Perché affrontare l’autismo è un percorso difficilissimo. Un’autistica non ha un Ken se è Barbie. Perché è molto difficile avere relazioni, complicatissimo. Questa operazione non fa altro che nascondere della disabilità gli aspetti che possono sembrare urticanti, sgradevoli e farne un’immagine edulcorata, finta. Contente le associazioni, contente le mamme che sono tutte felici così anche la figlia può essere Barbie, ma dal punto di vista della cultura e della società non aggiunge nulla. In pratica, invece di evitare la discriminazione e l’emarginazione, finisce per amplificarla? Intanto è un modo per aprirsi nuove fette di mercato, anche se vorrei vedere chi ha il coraggio di regalare una Barbie autistica a una bambina autistica. Poi certamente è un modo per congelare gli stereotipi invece di eliminarli: non è vero che tutti gli autistici hanno gli occhi storti, per esempio. Dando per scontato che tutti gli autistici hanno lo sguardo laterale, fanno gesti di stereotipia per calmarsi, si edulcora e si nasconde la realtà e allo stesso tempo si congela lo stereotipo. I gesti di stereotipia poi, possono essere anche molto violenti, difficili da gestire. Non si possono ridurre alla trottolina fra le mani.


