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Ascolta il “Cervello Ribelle” Federico Faggin


L’Italia deve molto a Federico Faggin, è l’uomo che ci ha fornito il passe partout indispensabile a transitare nella nostra attuale fase evolutiva. La Silicon Valley avrebbe potuto nascere a Ivrea negli anni ’60, o forse no. Faggin comunque è stato uno dei più brillanti cervelli in fuga, grazie a lui la Silicon Valley è nata in California e forse lui, grazie a questo emigrare, si è salvata anche la vita.

Naturalmente è una battuta, sarebbe altrimenti un dare credito all’ ipotesi complottistica che vede la morte di Adriano Olivetti, suo mentore, in circostanze non totalmente chiarite e quella dell’ingegnere italo cinese Mario Tchou, suo braccio destro, in incidente stradale (l’anno successivo 1961) come episodi collegati. Chi sostiene tale tesi vede queste morti funzionali a fermare l’avanzata dell’elettronica Olivetti che stava superando i colossi americani sul terreno del “cervello elettronico”. In questa chiave, la CIA – anche sotto pressione di IBM e di altri interessi statunitensi – avrebbe ostacolato con ogni mezzo l’ascesa di un imprenditore progressista considerato “scomodo” sul piano politico e concorrenziale; è la linea seguita, con varie sfumature, da Meryle Secrest nel libro “Il caso Olivetti” e dalla pubblicistica che ne è derivata.

A Faggin si deve l’evoluzione digitale dell’umanità

Federico Faggin, nato nel 1941, muove i primi passi da tecnico proprio alla Olivetti: dopo il diploma nel 1960 viene assunto nel Laboratorio Ricerche Elettroniche, allora cuore dell’avventura ELEA voluta da Adriano. Lavora a Borgolombardo su piccoli calcolatori transistorizzati, in un ambiente impregnato dell’idea olivettiana di coniugare tecnologia e centralità della persona, esperienza che lui stesso riconosce come formativa per tutto il suo percorso successivo.

Dopo poco tempo chiede di lasciare il posto per laurearsi in Fisica a Padova; la Olivetti, consapevole del talento, gli concede aspettativa e borsa di studio, indicandogli già uno sbocco futuro nella SGS, società di semiconduttori fondata proprio con capitale e know‑how olivettiano. È quindi un rapporto di continuità: Olivetti lo scopre, lo sostiene negli studi e di fatto gli apre la porta verso l’industria del silicio che lo porterà in Fairchild, poi in Intel e alla nascita del microprocessore.

Dal microprocessore al banale fatto che voi leggiate questo testo e possiate ascoltare i podcast sottostanti, condividerli e commentarli, più tutto quello che accade nella contemporaneità, da Internet all’A.I., non sarebbe mai esistito se non ci fosse stato Faggin.

Dalla scienza alla coscienza

Faggin racconta quindi un’episodio reale, assimilabile a un’esperienza mistico-iniziatica, per cui lo scienziato inizia a studiare “la coscienza”. Nelle sue opere di questi ultimi anni Faggin dettaglia e costruisce i canoni della sua scoperta, spiegando come sia arrivato a vedere una “unione profonda” tra mondo della scienza e mondo della spiritualità, tradizionalmente rappresentati come incompatibili.
Propone quindi una “nuova scienza” che non ignori i fenomeni che la fisica non sa spiegare (entanglement, libero arbitrio, coscienza), ma li assuma come punto di partenza per una teoria più ampia della realtà.
Su questo sfondo, critica il materialismo e il riduzionismo che riducono l’uomo a macchina, collegando il rischio di scientismo all’ascesa dell’intelligenza artificiale; da qui i suoi nuclei tematici fondanti: la critica al materialismo, il ruolo della fisica quantistica, la coscienza, il libero arbitrio, l’ A.I. e lo “scientismo”, il concetto Nousym come integrazione di scienza e spiritualità.

Ho fatto molte domande a Faggin e ancora rifletto sulle risposte

Ho parlato con Federico Faggin per più di un ‘ora. Lo considero un grande privilegio. Ha risposto a tutte le domande che ho fatto, molti dei suoi concetti richiedono un bagaglio di conoscenza molto approfondito della fisica e della matematica. Non mi sento di avere strumenti sufficienti per capirli e giudicarli. Mi piace istintivamente la sua intrepidezza nell’effettuare una “sovrascrittura” radicale di tutto quello che ha studiato nella prima parte della sua vita. Immagino che la comunità dei suoi colleghi, non certo brillanti e geniali come lui ha saputo essere, lo giudicherà un rinnegato nella migliore delle ipotesi.

Invece a me sembra un sintomo di estrema lucidità il sovvertimento totale delle proprie certezze e la ricostruzione di un punto di vista che, pur usando gli stessi strumenti su cui le aveva con successo edificate, va ad attingere a domini cosiderati terreno ostile per uno scienziato, come la metafisica e lo studio delle tecniche he di trascendenza.

Un cervello ribelle intuisce che qualcosa delle nostre certezze vacilla

Io nel mio modesto arrabattarmi esistenziale ho, da sempre, posto il Golem come capostipite della moderna capacità di emulare attività umane attraverso l’informatica. Il Golem si anima con una formula che è puro codice. La corrente mistica della Quabbala da cui deriva il Golem è studio della potenza del codice.

Per il poco che ho studiato la mistica Carmelitana posso ricordare che la raffigurazione del “La subida al monte Carmelo” di San Giovanni della Croce mi sembrava, a istinto, la raffigurazione di un modello matematico. Come pure mi sembra l’alberatura di uno schema informatico il descrivere, da parte di Teresa D’Avila nel suo Castello Interiore, la grazia divina come un Albero della vita piantato al centro dell’anima stessa. Che poi è la stessa rappresentazione cabalista dell’ “Albero Sephirotico” , non ci si meravigli della contaminazione, nella Spagna nel XVI secolo, a quel livello, i saperi si condividevano.

L’attuale concetto di software può essere tranquillamente applicato a tutte queste raffigurazioni simboliche. La riflessione di Faggin si fonda molto sull’analisi del “simbolo”. Insomma io sono solo un giornalista molto ignorante ma intuisco che questo potrebbe anticipare il capovolgimento delle certezze attuali. Forse proprio il pregiudizio razionalista è diventato un limite al conoscere. A me cambia poco immaginarlo ma il futuro si presenta pieno di sorprese.

Ascoltate cosa dice Faggin e poi fatevi una vostra idea

Qui i podcast delle due puntate di Melog a Radio24 dove Faggin ha esposto la sua visione di una nuova scienza. Non l’abbraccio e nemmeno la smentisco. Chi sono io per farlo? Però a me ha fatto riflettere


INTERVISTA A FEDERICO FAGGIN PARTE 1


INTERVISTA A FEDERICO FAGGIN PARTE 2


Gianluca Nicoletti

Giornalista, scrittore e voce della radio nazionale italiana. E' presidente della "Fondazione Cervelli Ribelll" attraverso cui realizza progetti legati alla neuro divergenza. E' padre di Tommy, giovane artista autistico su cui ha scritto 3 libri e realizzato due film.

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