Il cervello fuori standard di Robert Walser

Se Walser avesse avuto centomila lettori, il mondo sarebbe stato migliore (Hermann Hesse)
Robert Walser, uno dei più grandi geni della letteratura tedesca del XX secolo, è stato a lungo interpretato attraverso la lente della malattia mentale. La diagnosi di schizofrenia, formulata nel 1929 e mantenuta nelle successive cartelle cliniche, ha finito per condizionare la lettura della sua vita e della sua opera, sovrapponendosi spesso alla complessità della sua personalità e alle singolari modalità con cui egli abitava il mondo. Oggi, alla luce delle conoscenze maturate sulle condizioni dello spettro autistico, è possibile avanzare — con tutte le cautele necessarie — un’ipotesi interpretativa diversa: quella di una possibile sindrome di Asperger, secondo la terminologia un tempo utilizzata per descrivere alcune forme di autismo senza disabilità intellettiva e caratterizzate da particolari stili di comunicazione, interessi circoscritti e modalità atipiche di relazione.
Robert Walser nacque a Biel nel 1878, settimo di otto figli. La sua famiglia fu segnata dalla malattia mentale: sua madre soffriva di depressione, due fratelli erano schizofrenici (uno si suicidò). Era un bambino sensibile, introverso, timido, che amava fantasticare e stare da solo. Gli piaceva la scuola ed era anche bravo, salvo cercare di ottenere voti pessimi per sfuggire al bullismo dei compagni. Nel 1902 smise di frequentarla e divenne autodidatta. La sua scrittura era originale, unica, e per molto tempo venne snobbata dai critici. Come Wittgenstein era ossessionato dal linguaggio e alcune sue caratteristiche, quali l’uso dei neologismi, vennero erroneamente attribuite alla malattia mentale.
Nel 1905 andò a Berlino dal fratello Karl, si iscrisse ad una scuola di domestici e lavorò come maggiordomo all’interno del castello di Dambrau. Questa esperienza gli diede lo spunto per scrivere il romanzo “Jakob von Gunten”. A differenza dei romanzi di formazione dove il protagonista cerca di avere successo, in quest’opera accade l’esatto contrario. L’obiettivo è annullarsi, obbedire e diventare uno zero tondo e perfetto. In questo periodo scrisse altri due famosi romanzi: “I fratelli Tanner” e “L’assistente”.
Nel 1913 si spostò a piedi da Berlino a Biel e andò a vivere, per un breve periodo dalla sorella Lisa,e successivamente dal padre. Conobbe Frieda Mermet, vedova, sua coetanea e amica della sorella. Tra loro si instaurò una fitta corrispondenza epistolare che si protrasse per quasi trent’anni. Questo periodo si caratterizzò per una serie di lutti: oltre al padre, morirono due fratelli. Continuò a scrivere, soprattutto racconti, nonostante le difficoltà che aveva a pubblicare. Nel 1919 uscì la raccolta “Seeland” dentro la quale c’è il famoso racconto “La passeggiata” che si sviluppa nell’arco di una giornata.
A spasso ci devo assolutamente andare, per ravvivarmi e per mantenere il contatto con il mondo; se mi mancasse il sentimento del mondo, non potrei più scrivere nemmeno mezza lettera dell’alfabeto, né comporre alcunché in versi o in prosa.
Walser fu un miniaturista in senso letterale. Tra il 1924 e il 1932, utilizzando diversi tipi di carta creò dei minuscoli scritti di prosa, versi e fiabe con lettere alte 1-2 mm. Questi “Microgrammi” rappresentano la sua ultima opera che consiste di circa 526 articoli, recuperati dal suo amico Carl Seelig e decifrati nell’arco di vent’anni dagli studiosi svizzeri Bernard Etche e Werner Morlang.
Nel gennaio 1929, spinto dalla sorella, accettò di essere ricoverato presso l’ospedale psichiatrico di Waldau, una struttura a regime aperto. All’ingresso i suoi sintomi comprendevano depressione, incapacità di lavorare, difficoltà di concentrazione, insonnia, forti paure (soprattutto notturne), manie di persecuzione e alcuni pensieri suicidi. Lisa descrisse il fratello come egoista, sessualmente deviato e dedito all’abuso di alcol. La diagnosi immediata fu di schizofrenia anche se le cartelle cliniche attestarono che la maggior parte dei sintomi scomparve dopo un breve tempo.
Dopo quattro anni trascorsi nel sanatorio di Waldau, un nuovo psichiatra, il professor Jakob Klaesis, riesaminò il caso di Walser e lo ritenne idoneo alle dimissioni, ma lui decise di restare per ragioni pratiche. In primo luogo, aveva rifiutato l’offerta di vivere in una fattoria annessa al sanatorio di Waldau, sostenendo di essere uno scrittore e non un bracciante agricolo.
In secondo luogo, aveva sperato ancora una volta che sua sorella Lisa gli permettesse di vivere con lei, ma si era rifiutata. Di fatto, Lisa e suo fratello Oskar avevano già avviato le pratiche per farlo dichiarare legalmente incapace. Lui aveva ricevuto una piccola eredità e i fratelli temevano che avrebbe sperperato il denaro in modo sconsiderato, lasciando a loro l’onere di provvedere al suo mantenimento.
La triste verità era che Walser non aveva un posto dove stare né denaro, e anche la speranza di pubblicare le sue opere letterarie stava lentamente svanendo
Dopo il ricovero, Walser continuò a scrivere e a pubblicare le proprie opere, mantenne un fitto scambio epistolare con gli editori e proseguì nella produzione dei suoi “Microgrammi”.
Nel 1933 la famiglia dispose il trasferimento presso l’ospedale psichiatrico a regime chiuso di Herisau, dove egli aveva diritto all’assistenza pubblica e non aveva più bisogno del sostegno economico dei fratelli. Da quel momento in poi, le cartelle cliniche lo classificarono come “schizofrenico cronico”. Negli anni successivi divenne totalmente dipendente dalla struttura, sviluppò una nevrosi istituzionale e non fu più in grado di sopravvivere nel mondo esterno.
Durante il Natale del 1956 morì mentre faceva una delle sue innumerevoli passeggiate quotidiane. Fu trovato da alcuni bambini.
