Primo Piano

Io sto dalla parte di Polifemo, il figlio disabile di Poseidone bullizzato da Ulisse


Per realizzare il Ciclope di Odyssey è stato animato un pupazzo animatronic di 18 metri, con uso minimo di CGI (computer generated imagery. Il volto e l’espressione del Ciclope nei primi piani sono del mimo teatrale Bill Irwin. Il Polifemo di Nolan ha molto fatto discutere, soprattutto per l’incoerenza con il testo classico, che vede come fondamentale il dialogo tra lui e Ulisse che lo inganna con lo stratagemma di fargli credere di chiamarsi “Nessuno”.

Io invece ho visto in lui una creatura al minimo delle medie capacità cognitive, mangia a morsi i compagni di Ulisse che erano venuti a depredarlo del suo cibo. Vive in uno stato semi animalesco, chiuso in un antro assieme alle sue pecore, con il limite che il povero Ciclope, per la sua dimensione fuori standard, non può nemmeno intrattenere atti amorosi con le preferite del suo gregge, quindi è radicalmente solo, ancor più solo di quanto potesse comunque esserlo qualunque pastore del suo tempo.

È un Polifemo che non parla, non fa domande. Sembra quasi non essere in grado di articolare linguaggio. Solo dopo essere stato accecato comincia a lamentarsi come un bambino e comincia a parlare da solo in una lingua arcaica. Il compagno poliglotta di Ulisse riesce a decifrare il suo lamento al padre Poseidone: ”mi hanno fatto tanto male, vendicami”.

A me ha dato l’impressione di un adulto con importanti malformazioni craniche e una conseguente criticità motoria, cognitiva e relazionale.

Polifemo non ha il suo unico occhio gloriosamente piazzato in mezzo alla fronte, come nell’iconografia classica. Una particolarità che lo renderebbe un essere terribile, minaccioso, di natura fiera e consapevole della sua genetica divina.

Il ciclope di Nolan ha l’unico occhio verticale spostato verso al lato del volto, lo stesso per il naso ugualmente distorto, come se un trauma durante il parto, o una malformazione congenita, gli abbiano procurato una torsione della scatola cranica. È calvo si muove in maniera incerta, come se non avesse il totale controllo neurologico degli arti. È vero senz’altro che l’iconografia più vicina a lui sia il Saturno che divora i figli di Francisco Goya, conservato al museo del Prado.

Non posso però, per sensibilità esistenziale, non intravedere in quel gigante che vive in uno stato primordiale una fragilità evidente. Se il microcosmo della sua isola fosse stato, al tempo, realmente popolato da giganti come lui, quel Polifemo sarebbe stato quello disabile e quindi relegato dagli altri in una caverna a pascolare pecore, come arcaica versione di un’RSA dove oggi potrebbero mettere uno come lui a infilare perline.

Si discosta tantissimo dal gigante nato dal connubio tra Poseidone e la ninfa Toosa, che così è descritto nell’Odissea di Omero, libro IX, 187-192.

“Qui un uomo aveva tana, un mostro, che greggi pasceva, solo, in disparte, e non si mischiava, ma solo viveva, aveva animo ingiusto. Era un mostro gigante; e non somigliava a un uomo mangiator di pane, ma a picco selvoso d’eccelsi monti, che appare isolato dagli altri.”

( Traduzione di R. Calzecchi Onesti)

Questo mi suggerisce l’idea che a far esplodere l’ira di Poseidone verso Ulisse e i suoi compagni fosse stato proprio un loro atto di proto-abilismo.

L’uomo dal molteplice ingegno si era approfittato di suo figlio dal cervello compromesso, quel figlio che il dio del mare teneva nascosto da tutti per proteggerlo, o forse anche perché non ne andava poi così fiero.

Questa è la ragione personale, detestabile e sicuramente distorta, per cui nel film di Nolan io mi sono sentito istintivamente dalla parte di Polifemo. Mi sono immaginato quegli spavaldi guerrieri che sono entrati a casa sua per saccheggiarlo, se non fosse stato così grosso sicuramente si sarebbero divertiti a bullizzarlo. (da Substack)Io sto dalla parte di Polifemo, il figlio disabile di Poseidone bullizzato da Ulisse


Gianluca Nicoletti

Giornalista, scrittore e voce della radio nazionale italiana. E' presidente della "Fondazione Cervelli Ribelll" attraverso cui realizza progetti legati alla neuro divergenza. E' padre di Tommy, giovane artista autistico su cui ha scritto 3 libri e realizzato due film.

Lascia un commento

Pulsante per tornare all'inizio