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Eugène Dubois il signore dell’anello mancante

Nel 1892, vicino a Trinil, sull’isola di Giava, alcuni operai diretti dal medico e anatomista olandese Eugène Dubois, scoprirono delle ossa fossili che, secondo Dubois, appartenevano a un esemplare di una specie fino ad allora sconosciuta che chiamò Pithecanthropus erectus (uomo-scimmia che cammina eretto): un nome che rifletteva la sua incrollabile convinzione che fosse l’anello di congiunzione tra la scimmia e l’uomo. 

Eugène Dubois (1858-1940) è stato un grande scienziato, poco noto alla maggior parte delle persone. La sua storia inizia con Ernst Haeckel (1834-1919), il quale affermò che le origini degli uomini potevano essere ritrovate nelle zone dove vivono i gibboni, agilissime scimmie asiatiche imparentate con le grandi scimmie antropomorfe. Dubois era un medico, giovane docente di anatomia all’Università di Amsterdam, e la sua passione fu quella di trovare il collegamento che Haeckel aveva descritto. 

Inviato per la prima volta a Sumatra nel 1887, gli scavi portarono alla luce solo pochi denti di oranghi. Ritornato in patria, ricevette un interessante cranio proveniente dagli altopiani centrali di Giava e fece di tutto per essere rimandato a Sumatra.

Il lavoro nella zona centrale di Giava iniziò nel 1889. Due anni dopo, Dubois trovò la calotta di un cranio sulla riva del fiume Solo, vicino al villaggio di Trinil. Nel 1892 un femore venne ritrovato nelle vicinanze. A quel punto, associò i due reperti, supponendo che appartenessero allo stesso individuo, uno scimpanzè che camminava in posizione eretta e che chiamò Anthropopithecus erectus. Successivamente, analizzando più attentamente la calotta e misurandola, calcolò che la capacità cranica dovesse essere di circa 1000 cc, una via di mezzo tra la scimmia e l’uomo. Da quinacque Pithecanthropus, l’uomo-scimmia immaginato da Haeckel.

Nel 1894 Dubois inviò a Haeckel un articolo in tedesco che descriveva le sue scoperte: Pithecanthropus erectus, una forma di transizione umana da JavaRitornò in Olanda con i suoi fossili e nel 1896 li portò al Congresso Internazionale Zoologico dove ricevette sia plausi che feroci critiche. Viaggiò per l’Europa con i resti e Gustav Schwalbe, probabilmente il più grande paleoantropologo dell’epoca, scrisse una lunga e dettagliata descrizione del cranio nel primo numero della sua rivista Zeitschrift für Morphologie und Anthropologie. Sebbene l’articolo concordasse con la valutazione di Dubois, lui ormai aveva cambiato idea e si arrabbiò perché il pezzo era stato scritto senza il suo permesso.

Si allontanò da tutto e tutti e andò a vivere da solo come un recluso. Mise i fossili in una scatola che seppellì sotto il pavimento del suo salotto per un quarto di secolo quando li mostrò a Hans Weinert. A quel punto, Dubois era arrivato a credere che il cranio di Trinil appartenesse ad un gibbone gigante e rimase praticamente solo nel suo scetticismo riguardo all’interpretazione che aveva precedentemente sostenuto. Il campo di studi aveva finito per accettare la valutazione iniziale di Dubois, anche se Dubois la rifiutava, ed egli finì per essere considerato eccentrico e irrazionale.

Un libro di Pat Shipman “The man who found the missing link. The Extraordinary Life of Eugene Dubois” (2002) fa chiarezza sui suoi comportamenti portandoci ad ipotizzare che fosse neurodivergente. Già da bambino era sicuro su cosa avrebbe fatto: voleva essere il più grande e famoso scienziato di tutti i tempi e dedicò la sua vita al raggiungimento di questo obiettivo. Si racconta che le lezioni sia scolastiche che universitarie lo annoiassero parecchio, mentre ciò che lo appassionava era la ricerca perché era un inguaribile curioso. Aveva difficoltà a relazionarsi con gli studenti e in amore adottò un approccio scientifico al corteggiamento. Nel 1886 sposò Anna Geertruida Lojenga che lo sostenne nelle sue ricerche, nonostante non ne fosse particolarmenteinteressata.

Le sue ossessioni influenzavano ogni cosa e, con l’avanzare dell’età, diventò sempre più rigido e sempre meno tollerante. Si infiammava facilmente e tendeva ad urlare per piccoli errori. La moglie gli chiese di andarsene e lui affittò una casa in zona diventando sempre più solitario e scontroso.

Dubois non si curava minimamente dei sentimenti altrui, era un tiranno scarsamente empatico. Arrivò persino a dire al dottor Bernsen, suo assistente: “Questi fossili sono più importanti di te”.Dubois era favorevole all’anello mancante ed era contrario all’idea di Darwin di “evoluzione graduale e sopravvivenza del più adatto”. La sua grande eredità fu la scoperta di quello che è stato chiamato Homo Erectus. Dimostrò che “l’anello mancante era una forma di transizione tra gli esseri umani e le scimmie, piuttosto che una razza umana primitiva”. Fu un lavoro “rivoluzionario” che solo una mente neurodivergente aveva potuto pensare e portare avanti con determinazione.

Gabriella La Rovere

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Redazione

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