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Il Woke è morto, per noi autistici non era mai nato


Mi sembra addirittura velleitario aggiungere ulteriore cascame di pensiero a quanto già scritto sul tema, di spremitura finestiva, dell’eclissi “Woke”. E’ palese che chi ne ha abbracciato i parossismi per convenienza, o legittimazione in qualche circolettə di elettə, oggi ha cancellato la schwa dalla sua tastiera e sta già ripostando a nastro l’incipit del direttore del Giornale: “Sono tornati i termini proibiti: froci, negri ecc, non lo dico io lo dice la sinistra”.

Tutte le persone come noi, per cui questo non ha mai rappresentato un problema, possono solo registrare una delle tante inversioni a U del buonsensismo di superficie. Poco cambierà, alla fine è solo un adeguamento frettoloso all’allargarsi a macchia d’olio del pensare rozzo, solo però da parte di quelle frattaglie di umanità che si sentiranno sempre a posto, perché abilissime a ricollocarsi dalla parte giusta.

Ora non arricceranno più il nasino di fronte alla barbarie, si comporteranno come la milanese snob Raffaella Pavone Lanzetti in “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”, quando dice all’animale Gennarino Carunchio: “sodomizzami” e quello capisce “sodorazzami”. L’equivoco durerà però solo un istante: “quanto sei complicata, chiamiamo le cose col nome suo!” e quindi lui le farà il culo. Quell’ultimo barlume di verecondia Woke ante litteram, da parte della raffinatissima signora, sarà annullato quando lei, per superare l’impasse culturale, le porgerà le terga come un bonobo.

Noi custodi di cervelli fuori standard osserveremo questo collettivo porgere le terga guidato da tutte/i le generalesse/i del vivere corretto e non commenteremo, cosa ci cambia? Sono le persone che hanno sempre considerato i nostri figli balzani nemmeno degni di essere annoverati nella catena alimentare delle persone fragili da salvaguardare, fossero collegate in serie o in parallelo (©Chiara Valerio) per noi in concreto cambiava nulla.

Non voglio fare classifiche delle categorie svantaggiate, però non ho mai visto il Disability Pride conquistare l’attenzione, la solidarietà e le prime pagine riservate ad altre battaglie. Neppure ho mai visto un opinionista blasonato indire una battaglia quando si scopriva un lager dove, chi non ha cervello per raccontarlo, veniva umiliato e torturato. Non ho mai visto uno sguardo di complicità, di comprensione, di solidarietà da parte dei guerrieri ninja che si battevano per i diritti di chiunque. Quelle battaglie ci stavano bene: ci hanno insegnato a riconoscere difficoltà estranee alla nostra esperienza quotidiana. Grazie al politically correct ci siamo sicuramente civilizzati; altrimenti saremmo ancora qui a bestemmiare soltanto contro le rogne assegnateci dal fato

Quindi grazie alle sorelle e ai sorelli (©Chiara Tagliaferri) del pensare Woke, osservandovi dalle feritoie del nostro pollaio (come gli emigrati italiani in Svizzera di “Pane e cioccolata”) siamo sicuramente diventati migliori.  

Abbiamo provato a dirvi che ci faceva male sentire che usavate il termine “autistico” come sinonimo di stronzo, per mortificare i vostri avversari, (© Corradino Mineo e molti altri) abbiamo sollevato qualche timida protesta quando ci siamo sentiti coinvolti e abbiamo provato a dire che non era poi molto Woke chi inveiva contro i “Cretini integrali, decerebrati assoluti che in un tempo non così remoto sarebbero stati alle differenziali, seguiti da un insegnante di sostegno che diceva loro vieni tesoro, sillabiamo insieme, pulisciti però prima la bocca. Ecco ci sono questi deficienti, nel senso che letteralmente hanno un deficit cognitivo – non è mica colpa loro, ce l’hanno.” (© invece Concita).

Ci hanno guardato male come se avessimo insultato la Madonna, ci hanno sempre detto che eravamo esagerati, ci hanno guardato come si guarda il vomito del gattino sul tappeto: con inclusivo ribrezzo. Non lo faremo più per carità, ci siamo persino stancati di rivendicare.

In conclusione Woke o non Woke per noi autistici&derivati cambia nulla, non esistevamo prima non esisteremo dopo. Siccome non abbiamo mai fatto giuramento di buonismo, se dovremo difendere il nostro diritto di cittadinanza lo faremo assieme ai nostri figli, sappiamo bene quanto sono leggeri di testa ma pesanti di mani. Non ce l’abbiamo con voi amichetti del terrazzino, anzi vi stiamo vicini in questo momento di difficoltà. Quando sentirete sul collo il fiato pesante dei signori Carunchio avremo il massimo rispetto per il vostro dolore.


Gianluca Nicoletti

Giornalista, scrittore e voce della radio nazionale italiana. E' presidente della "Fondazione Cervelli Ribelll" attraverso cui realizza progetti legati alla neuro divergenza. E' padre di Tommy, giovane artista autistico su cui ha scritto 3 libri e realizzato due film.

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