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Dare dell’handicappato a un ministro è meno grave se lo fa un amichetto?


Avevo fatto giorni fa una riflessione sull’eclissi del pensiero Woke, sostenendo che, comunque, l’area d’interesse di tale corrente ideologica non aveva mai lambito il territorio delle fragilità abitato dalle persone disabili. Torno su quel tema citando un episodio di cui si sta parlando in queste ore.

Il fatto

Il comico romano Giorgio Veloccia, in un video che sta girando molto sui social, attacca Matteo Salvini con queste parole: «Io penso che Matteo Salvini sia un handicappato, ragazzi. Matteo Salvini secondo me è proprio handicappato. Per farvi capire quanto sia handicappato: secondo me se va da Paolo Ruffini l’unica cosa che si sentirebbe rispondere sarebbe “no zio, sei troppo grave”, non gli darebbero nemmeno una particina agli spettacoli di Paolo Ruffini… non è possibile per la legge dei grandi numeri che ogni volta che apre bocca dice una cosa stupida. Cioè, alle elementari se dici tre cose stupide di fila ti danno l’insegnante di sostegno, cazzo, passi cinque anni a disegnare i cerchi con i colori a cera. Invece questo è ministro, maledetto d**, è ministro!». Il pubblico a questa battuta esplode in grandi risate.

Le reazioni

Chiaramente lo sketch è diventato immediatamente virale, il Ministro ha risposto al comico scrivendo in un post di non prendersela con le persone con disabilità, a seguire l’indignazione della Ministra della disabilità e di tutte le persone di area ideologica affine, che hanno avuto gioco facile per ribattere a una serie di battute oggettivamente detestabili e incivili. Di fatto però quello che doveva essere un attacco politico, invece di indebolire il proprio bersaglio con lo strumento del dileggio, lo ha rafforzato, ponendo il comico (si fa per dire) in una posizione assolutamente indifendibile.

A chi ha giovato

La vicenda ha giovato a Salvini in primis, che ha avuto modo di passare giustamente come vittima e di rispondere in maniera elegante. Ha giovato anche a Giorgio Veloccia che, dall’essere conosciuto solamente nell’ area limitata degli artisti romani, fa parte del collettivo di stand-up comedy “Interno Notte”, è balzato all’onore dello sdegno nazionale. Avrà sempre sempre più visibilità, raggiungendo una possibile apoteosi quando la sua storia approderà su qualche importante organo di stampa e sarà impugnata come esempio di insensibilità. Ci sarà, al contrario, chi lo citerà come prototipo di “coraggioso” pensiero politicamente scorretto e di “cattivismo”, di cui oggi è facile e fruttuoso addobbarsi. Forse anche no, perché alla fine come nemico di Salvini è fisiologicamente relegato nel girone delle “zecche”. Anche se non è che il suo repertorio sia poi così candido, fa battute apertamente antisemite, ironizza sul Mein Kampf , sdrammatizza il Duce. Non mi scandalizza, figuriamoci, però mi sembra un furbacchione che ha capito dove soffia il vento e si colloca nella giusta area del possibile successo, che oggi è quella dei finti ingenui: “ma che ci sarà di male se…?” Comunque di lui si parlerà vedrete, qualcuno se lo affigliolerà di sicuro.

Quale conclusione

Non riesco a provare indignazione, non riesco a stracciarmi le vesti, non ci vedo altro che una prova ulteriore dell’affrancamento progressivo di quello che era, a ragione, considerato sottosviluppo culturale. Probabilmente Veloccia non si è posto nemmeno il problema di ferire una categoria di persone con il suo monologo, ma non avendo strumenti per elaborare un tale pensiero ha solamente rappresentato una maniera di insultare che ha conosciuto nell’ambiente in cui è nato e vissuto. Magari sentendosi autorizzato da un trend generale che pretende di sdoganare i linguaggi aggressivi, in nome di una lotta al politicamente corretto. E’ in realtà frequente sentire usare il termine “mongoloide” nel lessico vetero borgataro, come pure l’ironia sul disabile, il sostegno, la sua fragilità sono frequenti in tale contesto, anche nella categoria di persone che potremmo definire, con definizione datata, “ideologicamente a sinistra”. Ne è la prova che anche per una giornalista molto attenta al linguaggio quando parte la frizione riemerge la stessa disattenzione. Lo stesso è successo a un politico di segno opposto a Salvini come Calenda, cresciuto nell’humus della romanità pop, anche se vista dall’alto dei colli Parioli come vezzo identitario, è stato costretto a prendere velocemente le distanze da un rappresentante di Azione, Maurizio Bufi, che aveva ugualmente definito Salvini “handicappato”; segno che da segretario e romano, conoscendo la facilità di usare tale categoria denigratoria nei “discorsi in famiglia” ne aveva subito compreso la possibile pessima deriva in termini di immagine.

Veloccia attacca Salvini apparentemente “da sinistra” e nemmeno si rende conto che, scegliendo l’insulto al disabile tra gli strumenti propri del suo frasario ambientale, dimostra angustia di orizzonti culturali e ignoranza. Paradossalmente pone sé stesso a un rango ben più basso delle scempiaggini che imputa al bersaglio della sua invettiva.

Quello che nemmeno mi sorprende è che l’infelice uscita di Veloccia sia stata usata per pubblica manifestazione di raccapriccio quasi unicamente dai supporter di Salvini. Non mi risulta che qualcuno di area progressista abbia invece notato come, indipendentemente dalla crisi del pensiero Woke, la percezione generale sui diritti delle persone con disabilità stia subendo un repentino spostamento della finestra di Overton.

Ignorare che una così volgare e rozza maniera di sdoganare l’antico pregiudizio verso il disabile psichico, potrebbe essere il primo passo di una catena di slittamenti culturali nel percepire sociale, che rischiano di portare a un concreto impoverimento dei diritti faticosamente conquistati da questa fetta di popolazione.

Ora mi si dirà che sono esagerato, che di un problema personale pretendo di fare categoria universale, che faccio brutte classifiche tra le fragilità, rivendicando in maniera ossessiva quella di cui ho parte in causa. Pazienza, staremo a vedere.



Gianluca Nicoletti

Giornalista, scrittore e voce della radio nazionale italiana. E' presidente della "Fondazione Cervelli Ribelll" attraverso cui realizza progetti legati alla neuro divergenza. E' padre di Tommy, giovane artista autistico su cui ha scritto 3 libri e realizzato due film.

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