Una famiglia sterminata con una figlia disabile. Cosa vi fa pensare?

“Un’altra famiglia che silenziosamente se ne va…Una tragedia. Siamo soli”. Me l’ha scritto poco fa un’amica che ha un figlio autistico come Tommy, anche della stessa età. Parlava della tragedia di Pietralata, un’intera famiglia è stata trovata uccisa a colpi di pistola. Padre, madre, bambina di 5 anni. Persino al cane è stato sparato a morte.
La bambina era gravemente disabile, la famiglia ha lasciato scritto che non ce la facevano più a tirare avanti. Non so ancora chi abbia ucciso tutti e si sia poi suicidato. Non voglio fare ipotesi azzardate, se il quadro che risulterà agli inquirenti è il figlicidio, immagino che sia stato il padre, penso che comunque la decisione sia stata presa assieme alla moglie.
Comunque sia andata il copione è quello che già troppe volte ho raccontato e commentato, rischiando a volte di essere denunciato da anime belle che mi accusavano di istigazione al suicidio. È un quadro ricorrente, struggente, terribile e penosissimo. È un gesto criminale, omicida, detestabile. Non è giustificabile assolutamente. Non si può però negare che accada di frequente, è stato studiato, analizzato, descritto anche dal prof. Keller di Torino. Io stesso ho contribuito a quello studio cercando negli archivi Ansa i fatti accaduti negli anni passati.
È un pensiero molesto e terribile che capita possa passare per le nostre menti, lo scacciamo e lo combattiamo. Non possiamo negare che spesso ci insegua. Per questo la mia amica mi ha scritto, è un pensiero che sintetizza la nostra solitudine.
Scrivo in questo spazio privato questa riflessione, oramai penso che nessun organo ufficiale di informazione sia più interessato a capire cosa ci sia dietro storie di questo tipo. Il Paese si appassiona più alla soap attorno a Ranucci, senza far caso al miserevole spettacolo che sta dando chi fa informazione in tale frangente. Però del dramma della disabilità sommersa nessun giornalismo d’inchiesta si fa carico. Chi ogni tanto ne parla come me viene tacciato da rompicoglioni, mi viene fatto intendere che in fondo è un problema mio e non posso pretendere che sia generalizzato.
Con la mia amica basta un messaggio e sappiamo che siamo sulla stessa sintonia, sappiamo che la disperazione potrebbe arrivare in ogni istante.
Potrebbe anche se ci sentiamo spesso, ci confrontiamo sulle reciproche iniziative, ci consultiamo su quello che volta per volta è meglio fare per i nostri ragazzi. Entrambi ci diamo da fare per costruire qualcosa di solido attorno ai nostri figli.
Non ci sbattiamo troppo per creare attenzione sulle nostre iniziative, ormai serve a poco.
Il format prevalente prevede l’esaltazione di figli prodigiosi e i nostri sono autistici di livello 3, assolutamente nella norma. Il mio dipinge il suo confeziona tortellini, non li riteniamo dei super poteri, è quello che noi abbiamo loro insegnato a fare, perché avessero almeno diritto a essere considerati esseri umani portatori di diritti.
Non è una battuta a effetto, le cose stanno proprio così per i nostri figli, più avanzano nell’età adulta e meno esistono per loro spazi dignitosi da occupare. Fino a che noi abbiamo forze forse riusciremo ad assicurare loro giornate abbastanza felici. Poi saranno sopraffatti dalle influencer che ci spiegano di quanto sia stato figo scoprirsi autistiche, da personaggi noti che ci diranno del loro autismo nascosto, da genitori superstar che hanno trasformato l’autismo dei figli in fatturato, bravi sicuramente ma nessuno di loro cambierà il destino dei nostri figli.
Siamo noi i veri funamboli; camminiamo tenendo i nostri figli per mano sospesi su un abisso. Ai due capi della fune c’è il circo equestre da una parte, la cronaca nera dall’altra. Restare in equilibrio nel giusto mezzo, senza cercare di raggiungere un capo o l’altro, è l’esercizio di destrezza più impervio. Siamo abbastanza allenati e finora ce l’abbiamo fatta. La famiglia di Pietralata no.

